Nutriti dalla bellezza: celebrare l’Eucaristia oggi

“Sono convinto che nel cuore della missione della Chiesa ci sia l’Eucaristia”. Così inizia il prologo della lettera pastorale per l’anno 2019-2020 del Vescovo Pierantonio Tremolada. “Penso infatti” – prosegue mons. Tremolada – “che la liturgia cristiana, celebrata nella verità, rappresenti una delle grandi strade dell’evangelizzazione. Oggi più che mai. E l’Eucaristia è l’atto liturgico per eccellenza”.

Attraverso nuove prospettive, accompagnate da altrettante testimonianze vive ed attuali, mons. Tremolada apre alla scoperta di angolature efficaci nella comprensione sempre più profonda del mistero Eucaristico: incanto, irradiazione, mistero, comunione, celebrazione, festa.

L’icona della Trinità di A. Rublev, realizzata nel 1422, diventa sintesi efficace di una realtà cui siamo chiamati a vivere sempre più in profondità, facendo di noi stessi un “sacrificio vivente santo e gradito a Dio”.

08 agosto 2019, Diac. Vittorio

Diaconi custodi del servizio, dispensatori di carità: gli atti del convegno nazionale 2019

XXVII CONVEGNO NAZIONALE
Vicenza 31 luglio – 3 agosto 2019
DIACONATO – PERIFERIE – MISSIONE
Diaconi custodi del servizio, dispensatori di carità

MESSAGGIO FINALE
Come Comunità del Diaconato in Italia, Caritas Italiana, Diocesi di Vicenza e Pia Società San Gaetano ci siamo riuniti a Vicenza per celebrare il XXVII Convegno Nazionale della Comunità del Diaconato. Siamo venuti da ogni parte d’Italia, candidati, diaconi e spose, presbiteri delegati e vescovi, persone consacrate e laici per condividere esperienze di diaconia e arricchirci vicendevolmente, con l’unico scopo per cui è bello arricchirsi: avere qualcosa in più da offrire. Qui la natura e i talenti dell’uomo si sono incontrati e si sono riconosciuti come doni dell’unico Creatore e hanno stretto una fertile alleanza, incastonando nella bellezza dei luoghi la bellezza dell’arte. Cinquant’anni anni fa prese concretezza l’intuizione del Concilio Ecumenico Vaticano II che, docile al soffio dello Spirito Santo, ha risvegliato da un sonno millenario il diaconato nella forma permanente di uomini celibi e sposati. Qui a Vicenza, il 22 dicembre 1969, vennero ordinati i primi 7 diaconi, religiosi della Pia Società San Gaetano, e qualche mese dopo un altro fu ordinato a Crotone. Ci siamo incontrati in un tempo in cui il dolore e le povertà delle periferie dell’esistenza sono sempre più acuti e drammatici, e al tempo stesso sono più alti e duri i muri eretti per respingerli, in nome di identità spesso usurpate o travisate, che, come denuncia Papa Francesco, trasformano milioni di vite in “scarti”.
Ci siamo incontrati in un tempo in cui la diaconia al prossimo è chiamata a “maturare sempre più la consapevolezza di essere nel mondo e nelle circostanze attuali, sale della terra e luce del mondo, voce di profezia, che a partire dalle periferie proclamano la novità del Vangelo” (Papa Francesco, messaggio al Convegno). Abbiamo riflettuto e pregato, alla luce della Parola di Dio, sul senso e sulla missione di essere diaconi oggi nella Chiesa e per la Chiesa, nel mondo e per il mondo, gioiosi di rispondere così alla chiamata del Signore: una missione diaconale indispensabile. Facciamo pienamente nostro l’invito pressante di Papa Francesco ad andare verso e dimorare nelle periferie esistenziali e geografiche dei nostri fratelli e sorelle, insieme a tanti altri cristiani, a credenti di altre fedi, alle persone di buona volontà, consapevoli che questa è, oggi e sempre, la missione della Chiesa nel mondo.

Confortati dalla chiarezza inequivocabile del Vangelo di Cristo, ci impegniamo a promuovere lo sviluppo umano integrale.
Questo impegno per noi significa:
• essere “custodi del servizio e dispensatori di carità” nel ministero e nella responsabilità di cittadini cristiani, in Italia, in Europa e nel mondo, rafforzando l’impegno apostolico per un servizio sempre nuovo di attenzione ai poveri e agli ultimi;
• contrastare vecchi e nuovi egoismi, dentro e fuori la Chiesa, non inseguendo e alimentando sterili polemiche che dividono, ma offrendo una costante testimonianza di fraternità concreta e senza confini, vissuta senza paura e motivata con il comandamento dell’amore che Gesù ha offerto per primo e ci ha affidato;
• dare il nostro contributo, nel solco tracciato dal programma pastorale Evangelii gaudium, perché la Chiesa ritrovi a tutti i livelli la centralità dell’annuncio del Vangelo e della sua fedele traduzione in atti concreti e coerenti;
• promuovere la sinodalità nel contesto di progetti pastorali improntati alla corresponsabilità, come già nel 1993 i Vescovi italiani ci esortavano a fare;
• lasciarci scuotere da una sana inquietudine, e con essa “contagiare” gli ambienti in cui viviamo e operiamo anche con le nostre spose e le nostre famiglie, per rinnovare con realismo creativo la pastorale della carità delle comunità e la nostra presenza nella società;
• animare e promuovere spazi per una ministerialità di servizio e di liberazione, con uno stile costruttivo e rispettoso, fedele alla verità, capace di leggere i segni dei tempi;
• fare della diaconia la nostra via alla santità e dell’appartenenza ecclesiale la forza che ci apre all’ascolto, all’accoglienza e al dialogo con tutte le identità.

Comunità del Diaconato Permanente in Italia
Vicenza 3 agosto 2019

La gioia del Servizio, il dono della vita: verso il diaconato permanente

Domenica 16 giugno nella Basilica minore di Verolanuova, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario generale Mons. Fontana, si è aggiunta un’altra tappa al mio cammino diaconale: il lettorato. Con inaspettata ed evidente commozione ho vissuto momenti di iniziale imbarazzo per lo svolgersi della cerimonia che man mano ha dato spazio ad una subentrante gioia e alla sempre crescente consapevolezza di sentirsi ancor più integrati nella ‘Chiesa’. È un ministero che ci pone nella condizione di servizio e di annuncio ai fedeli che la Chiesa stessa si fonda sulla Parola e sulla Eucaristia e che l’ annuncio della Parola di Dio è il primo e fondamentale gesto di carità verso l’uomo. Ma tutto ciò a cui il Signore mi chiamerà per questo ministero può realizzarsi con il costante discernimento e crescita spirituale che necessariamente si accompagna alla formazione permanente. Ringrazio Dio se la percezione interiore, dopo questa tappa verso il diaconato permanente, si avverte come consapevole responsabilità verso la famiglia, la comunità parrocchiale e di ancor più amore alla Parola. Aspirante Eugenio Cipolletta

Eccomi! Nel lungo cammino diaconale iniziato cinque anni fa, ho pronunciato ancora una volta questa parola in risposta alla chiamata del delegato del Vescovo. Un altro passo è stato compiuto: mi è stato conferito il ministero dell’accolitato. Tanti erano gli interrogativi che affollavano la mia mente in quei momenti: sarò all’altezza del compito? È questo quello che vuole veramente il Signore da me? Mi è bastato salire i gradini dell’altare e voltarmi verso l’assemblea per avere una Sua risposta rassicurante. Seduti al primo banco c’erano i “miei” ragazzi, ora diciannovenni, con i quali ho iniziato l’attività di catechesi dell’iniziazione cristiana. Inutile dire che questo semplice gesto di vicinanza mi ha profondamente commosso. E’ proprio vero: si semina e i frutti, presto o tardi, arriveranno. Nel mio caso sono arrivati in abbondanza, grazie a Dio. Ora da accolito potrò finalmente realizzare un desiderio che mi è sempre stato a cuore: portare l’Eucarestia ai fratelli provati nel fisico dalle sofferenze della malattia. Quale gioia poter portare Cristo e la Sua parola come sostegno alle nostre fragilità umane. Non c’è miglior medicina. Aspirante Morena Franco

Il Segno della Croce.

Ogni nostra Liturgia, e a maggior ragione quella eucaristica, inizia con il segno della Croce. E’ il segno della nostra fede. Come ci ricorda il recente documento in preparazione al convegno ecclesiale di Verona, esso riassume i misteri fondamentali della fede: Unità e Trinità di Dio ( nelle parole pronunciate) – Incarnazione e Passione del nostro Signore Gesù Cristo (nell’azione eseguita). Corrisponde, in un certo senso, allo SHEMA’ ISRAEL (Dt 6):  Amerai il Signore Dio tuo con tutta la tua MENTE ( segno sulla fronte), con tutto il tuo CUORE ( segno sul petto), con tutte le tue FORZE (segno sulle spalle ). Indica l’intenzione della nostra azione di lode; convocati nel suo nome, al suo nome affidiamo le nostre intenzioni. Il Nome, per gli ebrei, non era  funzionale solo  alla identificazione, ma ancor più alla missione e ad una presenza: IHWH era innominabile, Lo chiamavano perciò Adonai,  Eloim (cioè Signore), e oggi HASHEM (= nome). Il segno della croce allora  ci aiuta a metterci alla PRESENZA di DIO e, nominandolo, ci inserisce nella sua Missione,  Figli voluti dalla sua azione creatrice,  Fratelli salvati  a costo di Sangue, Cristiani vivificati e sostenuti da un Amore senza limiti. “E’ il segno più santo che ci sia: fallo bene”, così scrive R. Guardini.

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Le Annunciazioni a Maria, appunti.

Noi cristiani, quando  pensiamo alla annunciazione , ci riferiamo immediatamente all’ evento evangelico narratoci da Luca (1, 26-39).  Quella annunciazione è infatti   fondamentale nella storia incarnata del Verbo, e decisivo è l’ umile assenso responsabile della Creatura. Eppure la Tradizione orante della Chiesa  ce ne affida un’ altra, correlata a quella evangelicamente nota: una annunciazione quasi ‘nascosta’,  ed eppure talmente evidente e logica da non aver bisogno di narrazioni o di ulteriori  resoconti. Mi riferisco all’ Annuncio della Resurrezione del Figlio: “ Regina del cielo,  rallegrati,  perché Colui che hai generato alla vita  e che gli uomini hanno crocifisso, è risorto, è tornato alla vita…”. Queste due annunciazioni sono all’ inizio e alla fine dell’arco esistenziale storico della vita di Gesù e ‘comprendono’ ,  per così dire quasi ad inclusione, il mistero della storicità del Verbo. Dalla sua Incarnazione alla sua Risurrezione. Dalla sua discesa tra i mortali alla  sua discesa agli inferi e alla gloria del suo Nome, che è al di sopra di ogni altro nome. Pare evidente il nesso dinamico e profetico tra le due annunciazioni : ‘Chi si umilia sarà esaltato’: cioè Colei che si è dichiarata Serva, ora è chiamata Regina; Colui che ha ‘portato in grembo’ conoscendo la fragilità mortale dell’ uomo, è risorto; Colei che ha fondato la sua vita ‘credendo alla Parola’, ora vede in concreto che quella Parola che ha dimorato nel suo seno ,  a cui ha dato carnalmente  vita,  ha vinto pure la morte…Ogni  promessa, – soprattutto quella  Promessa annunciata a Nazareth, è stata compiuta. L’ annunciazione della risurrezione comunicata a Maria  non è narrata dai Vangeli, tanto pare scontato il fatto. Per questo la Chiesa,  vangelo concreto dei popoli,  la proclama gioiosamente con la preghiera, fin dal secolo X° ( La tradizione la attribuisce a S. Gregorio Magno,che avrebbe udito  gli Angeli cantarla nella notte di Pasqua – Altri la fanno risalire a Papa Gregorio V….)

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Il diacono, segno di comunione

 

“Il ruolo/compito del diacono consiste, nel prendersi cura prima di tutto delle membra sofferenti o isolate del Corpo di Cristo, nel rendere percepibile la missione di riconciliazione del Figlio in tutta la sua ampiezza e forza.(…) Molto concretamente il diacono raggiunge coloro che sono lontani, incapaci di recarsi all’assemblea perché sono malati, contrariati, carcerati, o privi di forza per recarvisi da soli. Attraverso la sua presenza il diacono rende loro percepibile il legame riannodato da Cristo.(…) La presenza del diacono vicino a coloro che sono isolati, in sofferenza o bloccati lontano, dice che la comunione si sposta, in qualche modo, fino a loro,”come il delegato permanente del Vescovo a prendersi cura della comunità”(Hamman). Questo aspetto della missione del diacono perde gran parte della sua forza di senso quando la sua dimensione liturgica viene dissociata da suo aspetto sociale”(E’tienne Grieu, Diaconia – Quando l’ amore di Dio si fa vicino, EDB,pagg 138-139).(Cfr Benedetto XVI in Deus Caritas est,cap IV: “Una Eucarestia che non si traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata).

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XIII Convegno Regionale dei Diaconi Lombardi

Il  XIII Convegno Regionale dei Diaconi Lombardi si svolgerà presso il Centro Pastorale Ambrosiano in Seveso il prossimo 27 Aprile 2019.

Il tema che sarà oggetto di approfondimento è: “il rapporto tra Matrimonio e Diaconato“. La sfida del diaconato permanente è costituita dal fatto che in esso i due sacramenti sono uniti: come avvenga tale unione – se per semplice accumulo o accostamento, o per assorbimento dell’uno nei confronti dell’altro o per “assunzione” dell’uno da parte dell’altro o altre modalità ancora – non viene detto.

Ma che vi sia una affinità tra di essi, il Catechismo lo dichiara in maniera evidente. Forse, partire da questa affinità è più fecondo che prendere le mosse dalla loro differenza.

Alla pagina documenti è possibile scaricare il modulo di adesione. Maggiori informazioni visitando il link: http://www.diaconatomilano.it/xiii-convegno-regionale-dei-diaconi-lombardi/

 

Dare voce alla Parola di Dio

Fai la Prima? E il Salmo? O la Seconda? Ci sarebbero anche le preghiere dei Fedeli! Chi di noi non si è mai trovato a rispondere a queste “semplici” richieste o magari anche a porle, di solito, purtroppo, a ridosso dell’inizio della Liturgia Eucaristica! Per la verità è anche vero che in numerose parrocchie si è pian piano proceduto ad un approccio ordinato, stilando una sorta di programmazione dei lettori alle S. Messe, fatto questo possibile grazie alla presenza di Gruppi o Lettori liturgici.

Da oltre una decina di anni porto nelle parrocchie che lo chiedono un “corso” che ho strutturato in alcuni anni, la definizione migliore sarebbe “una chiacchierata”, sul ruolo del lettore. Man mano passano gli anni resto sempre piacevolmente stupito incontrando i lettori, del loro profondo interesse per le tematiche attinenti all’argomento e della loro passione per questo servizio indispensabile alla trasmissione della fede.

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