Liturgia, l’incontro fra Dio e l’uomo

La Liturgia, anche etimologicamente, cioè nel senso originario del termine, esprime una polarità comunitaria: è sempre stata un impegno di popolo per il popolo, come anticamente presso i Greci, ad esempio; è, a maggior ragione ancora oggi, per noi, un incontro di fratelli con il Padre, per Gesù Cristo, nell’unità dello Spirito Santo. E’ l’esplosione della dimensione trinitaria che coinvolge e ingloba in essa anche noi, come comunità e come persone, rendendoci una unica famiglia. E proprio per questo cantiamo, preghiamo, meditiamo, e celebriamo “per Gesù Cristo, nostro Signore, – Dio Padre, – nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen”. Liturgia e Comunità dunque si sorreggono a vicenda. La liturgia ha essenzialmente una indole comunitaria: dei molti convocati fa un unico popolo. Nella Liturgia, in special modo in quella Eucaristica, nella celebrazione della Messa cioè, noi sperimentiamo l’economia di salvezza voluta dal Padre e realizzata da Gesù, nella forza dello Spirito Santo (cfr SC 2). La liturgia infatti è il luogo della oggettività della Fede:  non un luogo dove si viva solo intimamente, istintivamente, soggettivamente la “propria” Fede, quanto piuttosto un “ambiente di vita”, dove in ognuno, secondo la propria  originalità, ecclesialmente, comunitariamente  emerga la fede della Chiesa, cioè in assemblea convocata, in comunione, nella “coniugazione” reciproca dei molti nell’unità. “Essa infatti è la prima e indispensabile sorgente dalla quale i fedeli possano attingere il genuino spirito cristiano” (SC 14). La Liturgia, prima ancora di essere una modalità della preghiera, una espressione della fede vissuta, è il luogo dove la Fede appare come deve essere ed impegna / impregna totalmente la vita. Proprio per questo impariamo “anche” ad esprimerla con la miglior sensibilità possibile e in modo personale più intenso. Lo impariamo esercitandola nella sua essenza, riportandola al suo centro nevralgico:  LA PRESENZA OGGETTIVA DEL SIGNORE GESU’  E LA RELAZIONE DI AMORE TRA LUI, LA TRINITA’ E NOI ( Cfr Deus Caritas est, n° 17:  “Nella Liturgia della Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità viva dei credenti, noi sperimentiamo l’amore di Dio, percepiamo la sua Presenza e  impariamo in questo modo a riconoscerlo nel nostro quotidiano).

Non c’è dunque problema di rapporto tra liturgia e vita, se comprendiamo che la liturgia è questa e non una ritualità noiosa e ripetitiva. Il problema si pone, “se” la Liturgia è vista unicamente come una strumento espressivo della “propria” fede, che poi  si realizza eticamente nella vita. Come se la Liturgia non fosse già, nella sua essenza, vita, e vita concreta, responsabilmente concreta  (Cfr DCE n° 14, carattere sociale del Sacramento: La consueta contrapposizione tra culto ed etica qui semplicemente cade: nel culto “stesso”, nella Comunione Eucaristica, è contenuto l’essere amati e l’amare a propria volta gli altri. Una Eucaristia che non si traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata). E’ la vita dei fedeli Cristiani, innervata dai Sacramenti, che interessa alla Chiesa, non modalità rubricistiche o azioni, segni, simboli, canti  più o meno spettacolari e piacevoli Così, ad esempio, nel Proemio della Costituzione sulla sacra Liturgia (Sacrosanctum Concilium) , i Padri Conciliari del Vaticano II° si propongono “di far crescere ogni giorno la vita cristiana tra i fedeli”, ritengono “quindi di doversi interessare della riforma e dell’incremento della Liturgia” (SC 1). E ancora (SC 10).” La Liturgia ( culmine e fonte della vita della Chiesa) spinge i fedeli, nutriti dei sacramenti pasquali, a  vivere  in perfetta unione, e domanda che esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede”. Dall’accoglienza iniziale, dall’invito alla conversione, alla missione finale di testimonianza, la liturgia eucaristica è il riassunto della mia vita e della mia vocazione cristiana, singolarmente e come comunità familiare, associativa, civile, politica, è il momento propositivo, propulsivo e verificativi di questa mia vita quotidiana. Ne è la massima concentrazione. In ogni caso è quel momento della vita, in cui lo stare con il Signore realizza la propria forma del rapporto, della relazione, della sequela con il Maestro: ricevere la sua Parola e la sua Carne, consegnarsi alla sua Azione, fare e diventare Memoria di Lui, rendere grazie a Dio per Lui….

Nella vita del Discepolo questo modo di vivere è semplicemente insostituibile.

Comunicandoci con Lui e, per Lui con l’Assemblea (S. Agostino:”Ricevendo il Corpo del Signore, ricevete anche la Comunità”…), la vita di “APPROSSIMA” alla fede celebrata, vita e fede convergono sempre più nel punto ALFA-OMEGA         di  ogni storia e vita, Cristo Signore. Nella Liturgia avviene, secondo una espressione paolina, la nostra  RICAPITOLAZIONE IN CRISTO.

L’essenza della liturgia consiste allora nel rimettere in asse la forma della fede, perché comunicare con Dio, affidarsi al suo Amore Misericordioso, significa lasciarLo fare e agire nella nostra quotidianità, significa ristabilire il  primato filiale di Gesù, modello e misura di ogni fatto azione pensiero proposito intenzione… Tutte le cose che noi compiamo nella liturgia, segni, gesti, preghiere, canti, posture, sono destinate a questo, alla Memoria viva, attuale e attualizzante, di Cristo Crocifisso e Risorto, che si dona in sacrificio agli uomini, Pane vivo per l’eternità, farmaco di immortalità. “Fate questo, anche voi, in memoria di me”. In effetti, in quel pane e in quel vino, resi, per virtù dello Spirito Santo, Corpo del Signore, ci siamo anche noi, piccoli frammenti di farina, semplici goccioline di acqua: trasformati anche noi , senza merito ma uniti al Sacrificio di Cristo e in forza dello Spirito Santo, nel suo Corpo. La liturgia eucaristica è dunque il momento centrale, e sempre speciale, della nostra vita : in cambio del tempo di vita ordinaria che noi con gioia le cediamo, ci restituisce l’immersione nell’eternità, la forza, la profondità, l’altezza, la bellezza di essere credenti in Cristo, cioè di essere fondati sulla sua Roccia, affidati al suo Amore, convinti della sua Prossimità coincidente con la nostra vita.

Soren  Kierkegaard scriveva: “La fede ci rende contemporanei a Gesù“.

Molto spesso non siamo capaci di vedere e scorgere Dio all’opera. Anzi ne lamentiamo l’assenza. Sopraffatti da acuto pessimismo, notiamo quasi sempre solo l’avanzata del male, la forza del diavolo, il trionfo dei figli delle tenebre. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Forse è perché non abbiamo più il cuore puro, libero, pulito che non vediamo Dio e che la cecità è diventata la nostra abituale situazione. La liturgia ci restituisce questa beatitudine di “vedere” Dio all’opera, di “contemplare” le sue meraviglie: qui si vede Dio che ama ancora il mondo e ridona suo Figlio, qui si offre in sacrificio il Cristo Signore. Qui Gesù muore e qui risorge. Qui si riconsegna vivo alla comunità, affinché, in sua memoria, lo celebri e lo testimoni. Qui la speranza diventa certezza “speranza di cose certe”. Qui, nella Croce esaltata, l’accoglienza di tutti nell’abbraccio salvifico di Cristo, qui il trionfo della Vita che le tenebra cercano illusoriamente di sopraffare e di spegnere. Qui cadono le illusioni del male e la luce di Cristo riorizzonta le cose e le ricrea nuove. I nostro occhi ritornano puri e contemplano le meraviglie di Dio. E rivedono il volto di Cristo anche nei fratelli più sfigurati, l’umana perenne trasfigurazione del Signore nei “poveri” di ogni specie.

Qui “c’è” il Signore ( cfr SC 7). C’è veramente il Signore! Un anticipo di Paradiso con la Chiesa dei santi e delle anime purganti. Segno visibile della Gerusalemme celeste.

La liturgia eucaristica è l’incontro con il Signore che ci chiama, anzi ci “con-voca”, cioè ci chiama insieme offrendoci un progetto comune, pur nella specificità delle proprie individualità. Noi cristiani saremo capaci di non rispondere alla convocazione, di stare lontani da Lui?!? Di misurare il tempo per altre questioni: il lavoro, le nozze, gli affari, il divertimento, il week-end?!? Saremo ancora capaci di pensare di recitare solo le “nostre” preghiere, di cantare i “nostri” canti, di parlare cioè unicamente a se stessi, ai “nostri”, dimenticandoci degli “altri” e dei “diversi”, dell’assemblea, dimenticandoci, in definitiva, di Cristo Redentore e Convocatore?!? Non ci chiediamo mai perché le preghiere eucaristiche sono quasi unicamente al Plurale? Solo la confessione delle colpe ( Confesso)  la proclamazione della Fede (Credo)  e l’indegnità personale (Signore, non sono degno…) è al singolare: ci sarà una ragione! Nella liturgia si impara a ragionare, a pensare al plurale: il NOI è il pronome identificativo, il soggetto che sostanzia l’Io personale. Misura della partecipazione sarà dunque l’ascolto, il lasciarsi afferrare, coinvolgere nello spirito della Chiesa-Assemblea e animare dal Soffio Vitale di Colui che consola, prima e piuttosto che l’espressione dei miei sentimenti, della mia cultura, prima e piuttosto che il fare. “Marta, Marta, Maria ha scelto la parte migliore…”. Spesso, o troppe volte, viviamo la liturgia come tante Marte indaffarate e trascuriamo la Maria che è in noi e che lo Spirito cerca e sollecita. Soprattutto nella Liturgia deve trasparire il primato di Cristo presente nella comunità in ascolto: prima ancora di essere l’espressione della “nostra vita”, la Liturgia è l’incontro con la VITA. E’ la Vita.

Alla tua Luce vediamo la luce, nella tua Vita è la nostra vita (SC 10).

Il Vat. II° (SC 2) afferma che “mediante la Liturgia…si attua l’opera della nostra salvezza” (cfr SC 6) e che essa “contribuisce in sommo grado a che i fedeli  esprimano nella loro vita  e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa”. Liturgia, incontro di amore, di pace, di gioia con il Signore e con i fratelli. “Temete il Signore che passa”, ammonisce S. Agostino. Cogliamo l’attimo eterno, cogliamo nella Liturgia eucaristica la Vita, per vivere già fin da ora l’eternità fedele dell’Amore misericordioso di Dio.

Diacono Franco Lonati