Il Segno della Croce.

Ogni nostra Liturgia, e a maggior ragione quella eucaristica, inizia con il segno della Croce. E’ il segno della nostra fede. Come ci ricorda il recente documento in preparazione al convegno ecclesiale di Verona, esso riassume i misteri fondamentali della fede: Unità e Trinità di Dio ( nelle parole pronunciate) – Incarnazione e Passione del nostro Signore Gesù Cristo (nell’azione eseguita). Corrisponde, in un certo senso, allo SHEMA’ ISRAEL (Dt 6):  Amerai il Signore Dio tuo con tutta la tua MENTE ( segno sulla fronte), con tutto il tuo CUORE ( segno sul petto), con tutte le tue FORZE (segno sulle spalle ). Indica l’intenzione della nostra azione di lode; convocati nel suo nome, al suo nome affidiamo le nostre intenzioni. Il Nome, per gli ebrei, non era  funzionale solo  alla identificazione, ma ancor più alla missione e ad una presenza: IHWH era innominabile, Lo chiamavano perciò Adonai,  Eloim (cioè Signore), e oggi HASHEM (= nome). Il segno della croce allora  ci aiuta a metterci alla PRESENZA di DIO e, nominandolo, ci inserisce nella sua Missione,  Figli voluti dalla sua azione creatrice,  Fratelli salvati  a costo di Sangue, Cristiani vivificati e sostenuti da un Amore senza limiti. “E’ il segno più santo che ci sia: fallo bene”, così scrive R. Guardini.Da come, frequentemente, tracciamo questo segno su noi, durante le celebrazioni e in privato, c’è da pensare che non sia proprio un “santo” segno: una abitudine, un gesto veloce, quasi a scacciar mosche o qualche pulviscolo dai nostri abiti, una superstizione che serve più  ad allontanare disgrazie più che ad inserirci nella Grazia…”Fallo bene – insiste Guardini – Non affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare”. Già, perché chi ci vede “segnarci”, si accorge se ci crediamo o no. E’ il segno della nostra redenzione e della nostra identità. Posto all’inizio di ogni celebrazione, ci introduce nel Mistero e nella Vita di Dio;  collocato sempre anche alla fine, annuncia che il Padre per Cristo nello Spirito Santo ci  benedice e accompagna in un cammino di fede coerente: “ andate, e testimoniate; andate, e diffondete la vita ricevuta; andate, ora tocca a voi !”. Al Vangelo, all’annuncio del “lieto messaggio”, ognuno con quel segno preme un sigillo sulla fronte, sulle labbra e sul petto, per accogliere e promettere pensieri, parole e azioni conformi alla Parola di Dio. Ed è quanto facciamo quando ci segniamo: -mano alla fronte ( Che i miei pensieri, Padre, siano secondo il  tuo Nome), -mano al petto ( Che i miei affetti siano secondo il tuo cuore, O Cristo Gesù, Figlio incarnato), -mano alle spalle ( Che le mie azioni siano coerenti con Te, Spirito della Vita, che le mie spalle siano in grado di portare oggi la  Croce,  secondo il tuo Nome). Pensieri, parole, azioni : il segno della Croce  coinvolge in pienezza e totalità. Dice “chi” siamo secondo il progetto di salvezza divino e  ci invita all’”impegno di essere” secondo quel disegno.  Da un  indicativo esorta ognuno all’imperativo. Dal Dono sospinge  alla missione. Ma dice pure “chi” è il nostro Dio, che è Padre, Fratello, Amore instancabile  e fedele. “In ogni piccola cosa, c’è un angelo” scrive Georges Bernanos. Segni che non sappiamo più leggere e decifrare, incapaci di cogliere il mistero in ogni frazione di materia. In ogni istante, in ogni atomo di natura, in ogni frammento di vita, c’è un annuncio, un messaggio: ma ci scopriamo analfabeti e incapaci. Abbiamo bisogno del Maestro. In ogni segno c’è un angelo,  ma nel segno della Croce vi sono gli Angeli della quercia di Mamré, il Signore che visita Abramo per renderlo erede di una promessa , di  generazione in generazione. Bisogna che me lo ricordi quando dirò : Nel NOME del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo… Allora anche il mio AMEN sarà più gioioso ed impegnativo.

Diacono Franco Lonati