Le Annunciazioni a Maria, appunti.

Noi cristiani, quando  pensiamo alla annunciazione , ci riferiamo immediatamente all’ evento evangelico narratoci da Luca (1, 26-39).  Quella annunciazione è infatti   fondamentale nella storia incarnata del Verbo, e decisivo è l’ umile assenso responsabile della Creatura. Eppure la Tradizione orante della Chiesa  ce ne affida un’ altra, correlata a quella evangelicamente nota: una annunciazione quasi ‘nascosta’,  ed eppure talmente evidente e logica da non aver bisogno di narrazioni o di ulteriori  resoconti. Mi riferisco all’ Annuncio della Resurrezione del Figlio: “ Regina del cielo,  rallegrati,  perché Colui che hai generato alla vita  e che gli uomini hanno crocifisso, è risorto, è tornato alla vita…”. Queste due annunciazioni sono all’ inizio e alla fine dell’arco esistenziale storico della vita di Gesù e ‘comprendono’ ,  per così dire quasi ad inclusione, il mistero della storicità del Verbo. Dalla sua Incarnazione alla sua Risurrezione. Dalla sua discesa tra i mortali alla  sua discesa agli inferi e alla gloria del suo Nome, che è al di sopra di ogni altro nome. Pare evidente il nesso dinamico e profetico tra le due annunciazioni : ‘Chi si umilia sarà esaltato’: cioè Colei che si è dichiarata Serva, ora è chiamata Regina; Colui che ha ‘portato in grembo’ conoscendo la fragilità mortale dell’ uomo, è risorto; Colei che ha fondato la sua vita ‘credendo alla Parola’, ora vede in concreto che quella Parola che ha dimorato nel suo seno ,  a cui ha dato carnalmente  vita,  ha vinto pure la morte…Ogni  promessa, – soprattutto quella  Promessa annunciata a Nazareth, è stata compiuta. L’ annunciazione della risurrezione comunicata a Maria  non è narrata dai Vangeli, tanto pare scontato il fatto. Per questo la Chiesa,  vangelo concreto dei popoli,  la proclama gioiosamente con la preghiera, fin dal secolo X° ( La tradizione la attribuisce a S. Gregorio Magno,che avrebbe udito  gli Angeli cantarla nella notte di Pasqua – Altri la fanno risalire a Papa Gregorio V….)Maria ha vissuto così unita a Gesù in vita da soffrire ogni sua pena nel proprio cuore, accompagnandolo  fino alla morte di Croce sul Golgotha.  Per questo gioisce pure della sua Risurrezione. In effetti, anche dal  Vangelo pare che l’ annuncio primigenio della Risurrezione sia un privilegio accordato a coloro che stavano sotto la Croce : a Maria Maddalena e alle Donne, a Giovanni che per primo ‘vide e credette’, anticipando Pietro…Dunque anche e soprattutto a Maria, la Madre. Serva del Signore. Serva all’origine a Nazareth, serva attenta e meditante durante la vita nascosta di Gesù, serva a sua volta  nascosta durante la vita pubblica del Figlio.  E dunque sempre presente – radiante eco del Nome  stesso di Dio, il Presente, –  ai bisogni del Figlio; presente da discepola del Maestro,  presente da  madre sotto la Croce, Talamo che le generò figli di ogni latitudine e  tempo. Poiché è Serva, è diventata Madre: di Gesù fin da Nazareth,  della Chiesa fin dal Golgotha. Poiché è Serva, vera, autentica, senza visibilità ricercata, ma presente al bisogno, è Regina. Ben si addice a Maria ciò che disse Giovanni di sé: “Bisogna che Egli cresca e io diminuisca”. Nei Vangeli dell’infanzia la presenza di Maria è ben viva ed umilmente evidente, adorante e meditativa del Mistero che in Lei e nel mondo si compiva; nei Vangeli della vita pubblica quasi sparisce, anticipa l’ Ora del Figlio, ma si vela immediatamente, come una tra i tanti “che hanno creduto alla Parola”: “Chi è mia madre?…Mia madre è colei che compie la Parola”.

La Croce di Cristo che emette lo Spirito la presenta Madre della Chiesa; essa, simile a una chioccia,  – come avrebbe tanto desiderato fare Gesù con Gerusalemme – , raduna la Gerusalemme nuova, ala protettiva della comunità cristiana nascente, in attesa del vento debordante dello Spirito. Poi ancora una volta si ritira nel  nascondimento. Non si narra neppure la morte, solo la Tradizione ci consegna la ‘Dormitio Virginis’, il  Dogma a sua volta le consegna,  in anima e corpo, il  Paradiso: per continuare la sua Presenza materna, ieri, ora e sempre, ai bisogni dei suoi figli ancor nomadi sulla terra o in attesa, alle porte del cielo. Si potrebbe dire che Ella SERVE quando ‘serve’: non sostituisce il Maestro, ma conduce a Lui. Ella c’è quasi in modo evidente quando l’ apparenza dell’assenza del Figlio si fa più  forte e pesante e i cuori vacillano. Lo Spirito, che l’ha adombrata nel giorno di Nazareth,  ora  adombra anche la sua Chiesa, stretta attorno a Lei, a sua immagine credente ed orante. Lo Spirito Creatore, che fa nuove tutte le cose, è il Santo Ostetrico della Chiesa, l’ Educatore Maieuta. Dicono che i Figli ‘matrizzano’. Gesù era certo Carne dalla carne di Maria: plausibile una forte somiglianza. Eppure anche Maria, piena di Grazia, era  a sua volta già somigliante  Immagine del Verbo.  Preservata dal peccato deturpante il volto originale delle creature a somiglianza del Creatore, in Lei splende senza fratture l’ immagine del Verbo, di quel Verbo che avrebbe assunto nella carne i lineamenti fisici della Madre, il DNA di Maria e della sua Storia generazionale.

L’ annunciazione di Nazareth è un passo evangelico da leggersi nella realizzazione pasquale. Ciò che pareva impossibile per  natura  fin dal  principio, una nascita verginale, e ciò che era stato decretato impossibile dagli uomini con l’ assassinio e una inesorabile morte, è reso misteriosamente evidente e assertivo dalla verifica pasquale: “Nulla è impossibile a Dio”. Egli opera MERAVIGLIE. Gioia e Stupore senza paure: “Non temere”, è stato l’ annuncio a Maria, ed è l’ annuncio alle donne che vanno al sepolcro e non trovano il  corpo del Signore. Anche la nostra fede non deve cercare un sepolcro; non è, la Fede del cristiano, una fede da tombe. Noi crediamo in un VIVENTE. Anche la lingua materna ci trasmette questa speranza: Cimitero infatti significa luogo dei dormienti, non dei morti; di coloro che attendono il risveglio. “Sorgi,  o tu che dormi!” Maria è tipo della Chiesa anche nell’ annuncio pasquale: Colui che hai portato nel seno è risorto. Nella prima annunciazione Dio si dimostra umile, Lui l’ Altissimo: chiede il permesso a Maria per consegnarsi all’ uomo e alla sua storia. Il  SI’ di Maria è determinante. Dio si consegna a coloro che si consegnano a Lui: ‘si faccia di me secondo la tua Parola’. All’ umiltà  divina deve però corrispondere l’ umiltà umana: restando terra terra , umili (humus),  cioè  pienamente uomini  (humus à Humanitas) disponibili, in attesa vigile, rimanendo  capacità accogliente, senza pretese, del buon seme incorruttibile che Dio ci dona  momento dopo momento. E’ una consegna che nell’ attimo determina e comprende tutto il tempo, il presente e il futuro. E’ cioè una consegna puntuale e insieme dinamica. E’ un sì di un attimo e insieme di attimo dopo attimo. Di una vita. La consegna di Maria a Dio ha dato corpo al  Messia, Carne e Sangue a Gesù.  Chi si consegna a Dio si consegna, nella carità orante, anche al mondo. Infatti Maria, la Serva, si ALZA (anastasa),  già segno profetico dell’ Anastasi del Messia, e va da Elisabetta. Quel Bimbo che dimorava nascosto nella sua carne, reso prossimo dalla Madre,  suscita lo Spirito in Elisabetta, fa sussultare in danza di gioia Giovanni ed esultare Maria.

L’ attimo del suo ‘sì’  si prolunga in ogni sua azione: non viene riposto o sepolto in un passato solo da ricordare e da custodire in una riserva interiore, ma si attualizza momento dopo momento, si fa ‘OGGI’. Il testo greco , riferendo la riflessione interiore di Maria sui misteri che si stavano compiendo in sé stessa e nel Figlio, usa un verbo particolare: ‘Dieloghizeto’ (Lc 1)  / Dieterei (Lc 2,19),giocando con le parole DIA, preposizione che indica continuità permanente e LOGOS / REMA ( Parola-Azione). Come a sottolineare che in Maria c’è un continuo dialogo relazionale con Dio, e con suo Figlio. Essa si fa e diventa preghiera permanente. Accanto a Lei, e con Lei, ognuno si fa preghiera. Per questo gli Apostoli si stringono attorno a Lei in preghiera, e ricevono, come Elisabetta,   il Soffio  potente e missionario dello Spirito. Maria conduce sempre a Gesù, non lo trattiene  per sé; la sua esultanza, la sua gioia si compie nel donarlo. Anche per Lei è sommamente vero il detto: “C’è più gioia nel donare che nel ricevere”. La gioia piena della Maternità divina si esprime nella sua maternità missionaria e universale. Il  Magnificat ce lo racconta: ‘Tutte le genti la chiamano beata, e il Santo dispensa su ogni generazione la sua misericordia…’

La Piena di Grazia, trabocca ed espande, quale profumo soave, la Grazia che l’ ha colmata. La Piena di Grazia conduce alla Grazia in persona, diventando a sua volta  dispensatrice di grazie secondo il cuore di Dio.

Diacono Franco Lonati