La Formazione

I candidati sono tenuti a frequentare e sostenere tutti gli esami dell’Istituto superiore di scienze religiose (ISSR) presso l’Università Cattolica di Brescia. Mensilmente si tiene un ritiro spirituale. Una volta all’anno una settimana di esercizi spirituali.

Fin dai tempi della prima comunità cristiana, in cui prese forma l’esperienza diaconale, si sentì il bisogno di specificare i requisiti delle persone a cui affidare il ministero di diacono: “Siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti a molto vino né avidi di guadagno disonesto, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. […] I diaconi non siano sposati che una sola volta, sappiano dirigere bene i propri fi gli e le proprie famiglie. Coloro infatti che avranno ben servito, si acquisteranno un grado onorifico e una grande sicurezza nella fede in Cristo Gesù” (1Tm 3,8-10.12-13).

Ordinariamente il cammino di formazione ha la durata minima di cinque anni e prevede:
a) Un anno propedeutico
È l’anno in cui l’aspirante, presentato dal suo parroco, si accosta al cammino diaconale. In questo anno egli incontra personalmente il Delegato vescovile per l’itinerario diaconale, secondo una frequenza da questi stabilita, volta a verificare le
attitudini e la disponibilità dell’aspirante. Inoltre incontra l’incaricato per la formazione spirituale, secondo i ritmi concordati e partecipa agli incontri (almeno quattro) con il gruppo degli aspiranti. Tali incontri hanno il compito di dare alcune nozioni generali sul diaconato permanente, far incontrare gli aspiranti e le rispettive mogli con i diaconi e le loro mogli, aiutare a capire le esigenze che l’esercizio del diaconato permanente nella Chiesa comporta, accompagnare nel primo discernimento vocazionale.
b) Un quadriennio
Costituito dai quattro elementi strutturali della formazione: umano, spirituale, dottrinale, pastorale.
Formazione umana
Non si può essere cristiani e al servizio degli altri senza prima essere umanamente maturi. Fra le virtù umane necessarie per il ministero diaconale, i documenti della Chiesa ci ricordano: “l’amore per la verità, la lealtà, il rispetto per ogni persona, il senso
della giustizia, la fedeltà alla parola data, la vera compassione, la coerenza, l’equilibrio di giudizio e di comportamento”. Così pure: “la maturità psichica, la capacità di dialogo e di comunicazione, il senso di responsabilità, la laboriosità, l’equilibrio e la prudenza”16.
A queste si aggiungano l’attitudine alla relazione con gli altri, la maturità affettiva e l’educazione alla libertà, che si configura come obbedienza alla verità del proprio essere. Tutte queste qualità dovranno crescere, oltre che mediante l’ascesi personale, anche attraverso l’aiuto della guida spirituale, il rapporto ed il confronto con i membri della comunità diaconale e con il Delegato vescovile.
Formazione spirituale
Mira a formare il diacono secondo lo Spirito. “L’elemento maggiormente caratterizzante la spiritualità diaconale è la scoperta e la condivisione dell’amore di Cristo Servo, che venne non per essere servito, ma per servire. Il candidato dovrà perciò essere aiutato ad acquisire progressivamente quegli atteggiamenti che, pur
non esclusivamente, sono tuttavia specificamente diaconali, quali la semplicità di cuore, il dono totale e disinteressato di sé, l’amore umile e servizievole verso i fratelli, soprattutto i più poveri, sofferenti e bisognosi, la scelta di uno stile di condivisione e di povertà”. La fonte di questa capacità di amare è l’Eucaristia, che dovrà, perciò, essere al centro della vita del candidato, insieme con la Parola di Dio, la preghiera personale e quella della Chiesa (la Liturgia delle Ore con la celebrazione quotidiana almeno
delle Lodi mattutine, del Vespro e della Compieta). Nel cammino spirituale il candidato dovrà altresì coltivare l’obbedienza e la comunione ecclesiale.
Il candidato curerà e svilupperà tutto ciò attraverso:

  • l’ascesi personale;
  • la direzione spirituale costante, con il Responsabile della formazione spirituale o con un altro sacerdote scelto liberamente, dopo aver sottoposto la richiesta al Vescovo. In questo secondo caso, almeno due volte all’anno il candidato avrà un
    colloquio anche con il suddetto padre spirituale della Comunità diaconale, per impostare il proprio cammino e verificarlo rispetto alla situazione della Comunità diaconale;
  • i ritiri spirituali mensili, programmati per tutta la comunità diaconale;
  • la frequente celebrazione del sacramento della Riconciliazione;
  • l’Eucaristia, possibilmente quotidiana;
  • gli esercizi spirituali annuali;
  • i diversi momenti di meditazione e di preghiera proposti dall’itinerario annuale per la comunità diaconale. In particolare “nella formazione spirituale dei candidati
    coniugati hanno incidenza peculiare il sacramento del matrimonio e la sua spiritualità. […] Nella disponibilità allo Spirito i candidati camminino verso una sempre più intensa armonia tra il ministero diaconale e il ministero coniugale e familiare. […] Occorre anche una particolare attenzione alle spose dei diaconi,
    affinché crescano nella consapevolezza della vocazione del marito e del proprio compito accanto a lui. Esse sono invitate a partecipare regolarmente agli incontri di formazione spirituale”. È opportuno che anche i fi gli, adolescenti o giovani, siano invitati ad alcuni di questi incontri. Occorre poi dedicare una specifica attenzione alla formazione dei candidati celibi, nei quali la Chiesa ritrova e promuove
    quella coerenza tra il carisma della verginità e la dedizione nel ministero ordinato, che fa parte della tradizione della Chiesa latina ed è un dono prezioso da tutelare e diffondere.
    Formazione telogico-dottrinale
    “La formazione intellettuale è una dimensione necessaria della formazione diaconale, in quanto off re al diacono un sostanzioso alimento per la sua vita spirituale e un prezioso strumento per il suo ministero”. La formazione teologica è finalizzata ad acquisire una conoscenza completa, approfondita e critica dei contenuti della fede, quindi della “dottrina” cattolica. Gli aspiranti devono essere in possesso, ordinariamente, di un diploma di scuola secondaria, che abiliti agli studi universitari. Per la formazione teologica la comunità diaconale si avvale
    dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Università Cattolica del S. Cuore, che prevede l’indirizzo ministeriale per i Diaconi permanenti.
    I candidati, anche coloro che, mancando del diploma di scuola superiore, venissero autorizzati a frequentare come uditori, sono tenuti a sostenere tutti gli esami del triennio, completandoli con la dissertazione scritta, e gli esami del biennio
    successivo, giungendo alla tesi finale. Coloro che possiedono il diploma di scuola media superiore conseguiranno in tal modo il diploma accademico di Magistero in Scienze Religiose. Casi particolari verranno contemplati dal Vescovo direttamente.
    Formazione pastorale
    La formazione dei diaconi, in quanto orientata a preparare ministri della Chiesa, ha già di per sé valore e carattere pastorale. Tuttavia, in senso stretto, si può indicare come formazione pastorale la cura destinata a far acquisire i princìpi, i metodi e le capacità operative concernenti l’esercizio del ministero diaconale, secondo la triplice articolazione della Catechesi, della Liturgia e della Carità e a far assumere un atteggiamento di piena comunione e di cordiale collaborazione col Vescovo, i
    presbiteri, i consacrati e i laici impegnati ecclesialmente, in sintonia col piano pastorale della diocesi.
    A tal fi ne, il candidato dovrà:
  • scegliere o accogliere fi n dall’inizio del cammino di formazione una determinata comunità parrocchiale in cui svolgere la sua preparazione;
  • farsi accompagnare dal parroco nell’esercizio di alcuni compiti pastorali, compatibili con gli altri elementi della formazione e gli impegni di lavoro e famiglia;
  • definire gradualmente, insieme con i responsabili della formazione, i settori privilegiati del suo servizio, qualificando la specificità della propria azione e maturando atteggiamenti e competenze necessarie per acquisire autorevolezza ed efficacia;
  • inserirsi gradualmente nel piano organico della pastorale diocesana, conseguendo capacità di collaborazione con le altre componenti della parrocchia, con i diversi settori pastorali diocesani e con gli altri operatori pastorali;
  • maturare una sensibilità veramente ecclesiale, stimando ed amando la Chiesa universale, la Chiesa diocesana e, in essa, le componenti e le relazioni a livello zonale e, dove esiste, di unità pastorale.
    È possibile che, alla luce delle proprie attitudini e in risposta a sempre nuove esigenze parrocchiali, zonali e diocesane, i candidati siano indirizzati dai superiori ad una specializzazione in corrispondenza alla missione cui presumibilmente saranno
    chiamati. Si faciliterà in questo caso l’eventuale frequenza di corsi appropriati.

4.4. Le esperienze pastorali
Nel cammino formativo è lasciato uno spazio adeguato perché ogni candidato possa assumersi uno o più impegni pastorali, nella parrocchia o nella zona, in accordo con il Delegato per la comunità diaconale. Ciò mira a far crescere nel candidato la passione pastorale, ma anche a favorire in lui la coscienza e il sentimento del legame con la realtà ecclesiale che un giorno dovrà servire come diacono.
Le esperienze, che possono spaziare nei diversi settori della pastorale e nelle unità pastorali, devono anche aiutare a discernere le inclinazioni e le competenze del candidato, in vista del servizio diaconale. In questa fase egli sarà accompagnato
dal parroco e dal responsabile del settore o dell’ufficio pastorale presso cui svolge l’esperienza. Questo accompagnatore dovrà conferire con il Delegato vescovile e dare un parere scritto per contribuire a formulare il giudizio di idoneità all’ammissione, ai
ministeri e al diaconato.

(Diocesi di Brescia, Progetto formativo per il diaconato e Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi, Brescia 2007, pagg.10-15;24-25)