Spiritualità diaconale

L’universale vocazione alla santità ha la sua fonte nel battesimo. Il sacramento dell’Ordine conferisce ai diaconi una nuova consacrazione a Dio, mediante la quale “sono consacrati dall’unzione dello Spirito e mandati da Cristo” a servizio del
Popolo di Dio, “al fi ne di edificare il Corpo di Cristo” che è la Chiesa.
“Scaturisce da qui la spiritualità diaconale, che ha la sua sorgente in quella che il Concilio Vaticano II definisce “grazia sacramentale del diaconato”. Oltre ad essere un aiuto prezioso nel compimento delle varie funzioni, essa incide profondamente nell’animo del diacono, impegnandolo all’off erta, alla donazione di tutta la persona a servizio del Regno di Dio nella Chiesa e nel mondo.
Come è indicato dal termine stesso di diaconato, ciò che caratterizza l’intimo sentire e volere di chi riceve il sacramento è lo spirito di servizio. Col diaconato si tende a realizzare ciò che Gesù ha dichiarato in merito alla sua missione: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”65.
Il diacono vive una fede in forma autenticamente umana, attraverso lo sforzo di essere innanzitutto uomo. Sa dare valore alla vita, sa vivere le virtù umane, passa dal giudizio sugli altri all’intercessione per gli altri. È strumento dell’amore di Dio nel mondo e nella società.
Il diacono è chiamato a vivere e testimoniare una santità nel mondo, perché ne è meno separato rispetto agli altri ministri, è, per così dire, sale che esce dalla saliera. Il separato è il fariseo, mentre Gesù è andato a cercare la prostituta, il pubblicano,
il dimenticato dalla società, il povero, l’ultimo. Allo stesso modo il diacono è chiamato da Dio e dalla Chiesa ad essere missionario per i cosiddetti lontani e per gli emarginati.
Poiché il luogo della santificazione per il diacono è il mondo, in modo particolare lo sono la famiglia ed il lavoro. Già in questi ambiti un diacono vive il proprio ministero.
La famiglia del diacono è chiamata a condividerne il ministero, non solo con un consenso concesso, ma con una comunione di vita che concerne anche il piano spirituale e ministeriale. È corretto dire che il sacramento dell’Ordine nel grado del diaconato, per lo sposato si inserisce nel sacramento del matrimonio ed in nessun modo ne diminuisce il valore, anzi lo apre ad una ancor più grande capacità di amore e servizio. Importante anche il discorso riguardante il lavoro, che per il cristiano rientra sempre nella cooperazione all’edificazione del regno di Dio. Il diacono è chiamato ancor più di ogni altro fedele a vivere il lavoro come servizio alla crescita del Regno e come strumento di bene, anche attraverso la qualità delle relazioni umane. È indispensabile in lui un vivo senso della giustizia, il distacco dall’avidità del denaro e dall’avarizia, una consapevole correttezza deontologica.
Se caratteristica peculiare della spiritualità diaconale è la dimensione del servizio, ne deriva che in essa la virtù dell’umiltà deve essere particolarmente coltivata e stimata. Il diacono sa lasciare spazio alle diverse ministerialità e ritirarsi dove non vi è
necessità, senza sentirsi svalutato.
In tutto questo, il diacono sa attingere dalla liturgia, celebrata e vissuta, le risorse per il proprio cammino, vivendo i sacramenti, ed in particolare l’Eucaristia, come unione a Cristo, nel desiderio di conformarsi sempre meglio a lui.

(Diocesi di Brescia, Progetto formativo per il diaconato e Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi, Brescia 2007, pagg.34-36)